House of the dragon: ormund hightower, il nuovo antagonista che sta dividendo i fan
La terza stagione di House of the Dragon ha iniziato con una ventata di energia, culminando nell'epica Battaglia della Gullet. Ma l'entusiasmo iniziale sembra essersi incrinato con l'episodio 4, un momento di pausa che, a detta di molti, rallenta il ritmo incalzante della serie. La sfida di adattare l'opera di George R. R. Martin, Fuoco e Sangue, rimane ardua, data la sua natura di cronaca storica raccontata attraverso molteplici voci, spesso inaffidabili, come quella del losco giullare Mushroom – personaggio che, tra l'altro, mi ha particolarmente divertito.

La lenta ascesa di ormund hightower: un villain costruito nel vuoto?
L'episodio 4 si concentra sull'introduzione di Ormund Hightower, interpretato magistralmente da James Norton. Il problema, però, è che la sua caratterizzazione sembra affrettata, quasi imposta. Fuoco e Sangue non fornisce dettagli precisi sul suo temperamento, costringendo gli sceneggiatori a costruirlo ex novo. Il risultato è un personaggio dalle motivazioni oscure, che irrompe nella narrazione senza un vero legame con gli eventi precedenti. Norton, a suo credito, riesce a dare spessore a questo personaggio un po' slegato, ma non basta a colmare le lacune narrative.
La scena in cui Ormund fa sfilare i leader del villaggio di Tumbleton nudi, mentre teorizza sul legittimo sovrano di Westeros, è indubbiamente memorabile, ma risulta un po' scollegata dal resto della trama. È chiaro il suo disgusto per i draghi, un segnale inequivocabile per il pubblico che si trova di fronte a un antagonista di primo piano. Tuttavia, l'assenza di conflitti diretti con Rhaenyra rende la sua presenza meno impattante.
Ma non è tutto: l'abbandono di Corlys Velaryon e le sottotrame dimenticate
Mentre ci si concentra su Ormund, altri personaggi importanti vengono relegati in secondo piano. L'improvvisa decisione di Corlys (Steve Toussaint) di abbandonare King's Landing, in segno di protesta per il mancato riconoscimento dei suoi figli bastardi, è un vero e proprio shock. Un'occasione persa per affermare la sua posizione e difendere ciò in cui crede.
Parimenti, le vicende di Daemon (Matt Smith) e della sua figlia Rhaena (Phoebe Campbell) risultano un po' confuso e poco sviluppate. La missione di Daemon nella Valle, il suo incontro con la Sheapstealer, le bugie a Rhaenyra: tutto sembra un po' slegato dal quadro generale.
E che dire di Ulf (Tom Bennett), bandito dalle taverne di King's Landing, con la sua succulenta osservazione sui soprannomi che circolano sulla regina? O di Hugh (Kieran Bew), ancora senza un tetto sotto cui dormire? Questi dettagli, apparentemente minori, contribuiscono a rendere il mondo di House of the Dragon più vivido, ma rischiano di perdersi nella miriade di eventi in corso.
Ser Criston Cole (Fabian Frankel) e Aegon II (Tom Glynn-Carney) si aggirano per Harrenhal, in cerca di Aemond (Ewan Mitchell), il cui destino rimane avvolto nel mistero. Sembra che i pezzi della scacchiera si stiano semplicemente spostando, senza che si delinei una strategia chiara.
Larys (Matthew Needham), come al solito, trama nell'ombra, mentre le armate di Cole e Aemond si preparano a ricongiungersi e riconquistare King's Landing. La mancanza di Aemond, protrattasi per due episodi, lascia presagire un possibile impegno di Mitchell in un altro progetto, o forse è semplicemente in attesa del suo momento.
Ormund Hightower, con il suo discorso eugenetico e la sua ossessione per la purezza del sangue, si erge come il nuovo antagonista della stagione. Ma la sua ascesa, per quanto ben interpretata, appare affrettata e priva di una vera connessione con la trama principale. La serie rischia di perdersi in una serie di sottotrame e personaggi secondari, dimenticando la grandezza e la complessità che l'hanno resa così amata.