“It ends” – l’horror esistenziale che sta paralizzando la gen z
C’è un nuovo film che sta generando un’ondata di inquietudine, non per mostri o sangue, ma per qualcosa di molto più disturbante: la sensazione di essere intrappolati in un ciclo senza fine. “It Ends”, l’opera prima di Alex Ullom, sta diventando un fenomeno culturale, soprattutto tra i giovani, che si ritrovano riflessi in una narrazione di perdita, rassegnazione e una terrificante mancanza di alternative.
Una strada infinita, un’auto che non si ferma
La trama è semplice, ma profondamente angosciante: quattro amici si imbattono in una scorciatoia nei boschi che si rivela essere un percorso infinito. La benzina non scende, la fame non li affligge, ma la sensazione di essere bloccati, di non poter tornare indietro, è palpabile. Il film evoca immediatamente il successo lo-fi di “Backrooms”, un altro esempio di come gli spazi liminali – luoghi di transito, privi di identità definita – possano diventare terreno fertile per l’orrore psicologico.
Ma “It Ends” va oltre la semplice estetica inquietante. Come spiega lo stesso Ullom, il film è una riflessione sulla condizione della sua generazione, che si trova a ereditare un mondo in crisi. “I ragazzi di oggi stanno ereditando una casa in fiamme,” afferma il regista, sottolineando come la sensazione di essere impotenti di fronte a un futuro incerto sia diventata un’angoscia condivisa.

Più che horror, un’esplorazione esistenziale
“Non lo considero un film horror nel senso tradizionale del termine,” precisa Ullom. “È più un’esplorazione di come le emozioni si amplificano quando si è messi di fronte a una situazione di vita o di morte.” Un elemento cruciale è la presenza di altri “persi”, che emergono dai boschi in preda alla furia, costringendo i protagonisti a continuare a muoversi, a non fermarsi mai, per sopravvivere. Ogni pausa è una minaccia.
Il film, nato dalle intuizioni di un ventenne e poi maturato attraverso due riprese, riflette un percorso di crescita personale per Ullom, che ha trasformato un’angoscia adolescenziale in un’opera d’arte. “Ho iniziato con un’idea vaga di cosa volevo dire, e poi, crescendo, ho capito cosa stavo realmente cercando di comunicare sul mondo.” Questa evoluzione si traduce in un film ricco di simbolismi, aperto a diverse interpretazioni, ma sempre permeato da un senso di disillusione e di ricerca di significato.
Gli attori, Mitchell Cole, Akira Jackson, Noah Toth e Phinehas Yoon, offrono interpretazioni intense e credibili, incarnando la fragilità e la resilienza dei loro personaggi.
Le influenze di registi come Terrence Malick e Richard Linklater sono evidenti, ma Ullom riesce a creare un’opera originale e profondamente inquietante, che risuona con le ansie di un’intera generazione. Il successo al SXSW e l’acquisizione da parte di Neon, la stessa casa di distribuzione di “Parasite” e “Anora”, testimoniano il potenziale di “It Ends” per diventare un cult.
La domanda che tutti si pongono è: cosa rappresenta realmente quella strada infinita? È un loop temporale? Un inferno personale? O forse, come suggerisce lo stesso Ullom, è semplicemente la metafora della vita stessa, un viaggio in cui non sempre si sa dove si sta andando, ma in cui l'importante è continuare a muoversi, a cercare un senso, ad avere qualcuno con cui affrontarlo.