Lexi hide: l'adolescenza come palcoscenico tra ricordi e ribellione
Le fotografie di Lexi Hide non sono semplici immagini, ma frammenti di un'epoca, echi di un'adolescenza sospesa tra sogni infranti e la ricerca di un'identità. La giovane artista, presentata al PhotoVogue Festival, ci conduce in un viaggio intimo e malinconico, dove la memoria si fonde con la finzione, creando un universo visivo potente e disturbante.
Un ritorno alle radici, tra uniformi e fuochi d'artificio
Sugar for the Pill, il titolo della serie, è un omaggio all'anthem shoegaze dei Simon Scott & Slowdive, un brano intriso di nostalgia e desiderio. Le immagini di Hide rimandano a quel senso di perdita e di distanza, restituendo atmosfere oniriche e a tratti inquietanti. Non è una cronaca autobiografica pura, bensì una ricostruzione filtrata attraverso l'immaginario collettivo di una generazione cresciuta nell'era Tumblr, tra la malinconia dell'indie music e l'estetica ribelle di film come Kids e Palo Alto. I titoli delle fotografie, scelti con cura, sono prelevati da canzoni degli anni 2010, creando una sorta di playlist generazionale che spazia da Unknown Mortal Orchestra a Phoebe Bridgers, passando per Ethel Cain.
Il lavoro di Hide non si limita a una celebrazione idealizzata dell'adolescenza. Al contrario, l'artista esplora le dinamiche complesse della memoria, svelando come i ricordi siano costruiti attraverso un continuo scambio tra esperienze vissute e riferimenti culturali. La linea di demarcazione tra realtà e finzione si assottiglia, creando un effetto straniante e affascinante.

Ribellione e performance: l'adolescenza come gioco di ruolo
“Adolescenza era un tempo in cui tutto sembrava incredibilmente intenso”, racconta Hide. “C'era un senso di gioco e spontaneità che non ho più provato in modo simile”. La serie nasce proprio da questo desiderio di ritrovare quell'energia vitale, di rivivere un'epoca di scoperta e di eccessi. Le sue amiche, protagoniste delle fotografie, diventano complici in questo gioco di ruolo, trasformando ogni scatto in una performance, un'esplorazione delle proprie identità.
Un'immagine di una ragazza seduta davanti a dei fuochi d'artificio, per esempio, trae ispirazione da un ricordo reale: una notte di Guy Fawkes, in cui un pezzo di ceneri incandescenti le è caduto sul petto. Un momento di paura, meraviglia e dolore, catturato con una forza espressiva sorprendente. L'uniforme scolastica, invece, rappresenta un simbolo di ribellione, un modo per continuare a contestare un'istituzione che l'artista ha vissuto come estremamente repressiva, tanto da essere espulsa.
Hide non cerca di recuperare un sentimento o un ricordo specifico, ma piuttosto l'emozione che si cela dietro di essi. La fotografia diventa uno strumento per esplorare il lato oscuro dell'adolescenza, la sua fragilità e la sua imprevedibilità.
La sua capacità di creare atmosfere evocative, di giocare con la nostalgia e la finzione, rende il lavoro di Lexi Hide un'esperienza visiva unica e memorabile. È un invito a guardare oltre la superficie, a interrogarci sulla natura della memoria e sul potere dell'immaginazione.