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Minnesota: trump, subpoena e un'ondata di scandali che trascinano il governatore

La giustizia americana mette alle strette un altro pezzo del puzzle legato all'amministrazione Trump. Il giudice Patrick Schiltz, nominato da George W. Bush, ha demolito le argomentazioni del Dipartimento di Giustizia, definendo «blatantamente illegittimo e non etico» l'uso del processo grand jury per punire avversari politici. Un verdetto che si aggiunge a una serie di battute d'arresto legali per l'ex presidente, e che sta affossando la già precaria situazione Politica del governatore democratico Tim Walz.

Un'inchiesta politica mascherata da ricerca penale

Secondo il giudice Schiltz, i subpoena emessi dall'ICE durante l'operazione Metro Surge non erano altro che una manovra di pressione, un tentativo di costringere Walz e altri funzionari del Minnesota ad assistere l'amministrazione Trump nell'applicazione delle leggi sull'immigrazione. Le ripetute minacce e promesse di «retribuzione» da parte di Trump, unite alla storia consolidata di indagini penali usate come strumento di ritorsione contro i suoi oppositori – si pensi all'inchiesta sul presidente della Federal Reserve, Jay Powell – hanno reso evidente l'intento persecutorio dei subpoena. Il quadro è inquietante: un’amministrazione che utilizza la giustizia come arma Politica.

Ma la spirale di scandali non si ferma qui. Lo stesso Walz, che lo scorso anno godeva di un'approvazione del 91% tra gli elettori di Harris in Minnesota, vede ora il suo indice di gradimento precipitare al 39%, secondo un sondaggio del Star Tribune/KARE 11. Un crollo che ha già spinto figure di spicco del Partito Democratico, come la senatrice Amy Klobuchar, a prendere le distanze dal governatore, sottolineando come avrebbe agito diversamente nella gestione della frode e delle spese pubbliche. Un segnale chiaro della crescente delegittimazione di Walz.

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Un'altra battaglia legale, un'altro colpo al sistema

Parallelamente, un'altra sentenza, questa volta dal giudice Sparkle Sooknanan, ha svelato un'altra pagina oscura dell'amministrazione Trump. Sooknanan ha accusato diversi enti governativi di aver «combinato e riutilizzato in modo sconsiderato» informazioni private di milioni di americani, inclusi dati sulla cittadinanza spesso inaffidabili, per conformarsi all'ordine esecutivo di Trump mirato a riformare le elezioni federali. Un ordine che prevedeva la creazione di una “State Citizenship List” basata su dati della Social Security Administration, con conseguenze disastrose: la rimozione di cittadini statunitensi dalle liste elettorali a causa di informazioni errate. Il macchinario è ormai fuori controllo, lasciando dietro di sé un sentiero di errori e abusi.

Dietro questa vicenda, si intravede l'ombra di una strategia ben più ampia: un tentativo di manipolazione del sistema elettorale, finanziato con la disinformazione e la violazione della privacy dei cittadini. E le vittime, ancora una volta, sono gli americani comuni, intrappolati in una spirale di ingiustizie e accuse infondate. La giustizia, in questo caso, sembra più un campo di battaglia che un baluardo di diritti.