Tulsi gabbard: il culto dei mango e le ombre del potere
La carriera Politica di Tulsi Gabbard, culminata con la sua recente nomina alla direzione della National Intelligence, è stata costellata da sospetti e polemiche. Ma ora, grazie a un'inchiesta del Washington Post, emergono dettagli sconcertanti sui suoi legami con Chris Butler, un guru carismatico e controverso la cui influenza, a quanto pare, si estendeva ben oltre la sfera religiosa, raggiungendo persino le decisioni politiche di Gabbard.

Un'ascesa incredibile, iniziata con un ordine di colazione sbagliato
La storia, raccontata con dovizia di particolari dal reporter Jon Swaine, è surreale: Mike Gabbard, padre di Tulsi e a sua volta seguace di Butler, venne licenziato dalla sua cerchia ristretta per un errore banale – non aver assicurato una fornitura costante di mango freschi per la colazione del guru. Un dettaglio apparentemente insignificante che rivela la natura ossessiva e il controllo pervasivo esercitato da Butler sui suoi discepoli.
Ma il caso dei mango è solo la punta dell'iceberg. Rebecca Saltzburg, ex segretaria di Butler e testimone chiave dell'inchiesta, ha fornito al Washington Post una montagna di documenti che gettano una luce inquietante sulle dinamiche interne alla Science of Identity Foundation (SIF), l'organizzazione fondata da Butler. Questi documenti, frutto di un'uscita dissidente di Saltzburg, provano come Gabbard, fin dall'inizio della sua carriera Politica, sia stata guidata e influenzata dalle bizzarre dottrine del suo guru.
Le Direttive Segrete di Butler: Un'Orchestrazione Politica?
Tra le carte emerse, si trovano memorie e trascrizioni di conversazioni che sembrano indicare una vera e propria orchestrazione della carriera di Gabbard da parte di Butler. Istruzioni su quali leggi proporre, come comportarsi in televisione, persino la formulazione di discorsi chiave. Un controllo capillare, mascherato dall'assenza di attribuzioni dirette: Butler parlava attraverso un intermediario invisibile, un “ghostwriter” che impartiva ordini con toni a volte sprezzanti e umilianti. “Nessuno si interessa a quello che pensi sul discorso sullo stato della nazione, a meno che tu non dica qualcosa di interessante. Non ti stai nemmeno sforzando. Sei diventata intellettualmente pigra”, si legge in una delle memorie.
Le somiglianze tra le direttive contenute nei documenti e le azioni successive di Gabbard in Congresso sono sconcertanti. Dalla richiesta di penalizzare i paesi con cittadini che avevano combattuto per l'ISIS all'uso quasi letterale di frasi formulate da Butler durante i dibattiti televisivi. Un allineamento che suggerisce un'influenza profonda e, potenzialmente, preoccupante.
E poi c’è il mistero di “Nine Isles”, un dominio email utilizzato dall’ufficio di Butler, riservato a segretarie e discepoli scelti. Un canale di comunicazione segreto attraverso il quale venivano impartite le direttive più delicate, un ulteriore elemento che alimenta i sospetti su un’influenza occulta sulla Politica americana.
Il tutto emerge nel momento in cui Gabbard si appresta a presentare “files” che screditano Anthony Fauci, accusato di essere il motore di una presunta cospirazione per imporre mascherine e vaccini. Un quadro inquietante che solleva interrogativi seri sulla sua adeguatezza a ricoprire un ruolo di tale responsabilità all'interno dell'intelligence nazionale. Butler stesso, in un pamphlet del 1975, aveva sostenuto che i politici inefficienti dovessero essere rimossi e sostituiti da “persone sante”. Un'idea che, a giudicare dagli eventi, sembra aver trovato terreno fertile nel percorso personale di Tulsi Gabbard.
La vicenda, lungi dall’essere un semplice aneddoto, apre uno spiraglio su un mondo oscuro e inesplorato, dove la fede, la Politica e il potere si intrecciano in modo pericoloso. Un mondo che, forse, meritava di essere tenuto ben lontano dalle sale di comando della sicurezza nazionale.