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Idaho: perché le sopravvissute non hanno chiamato subito la polizia?

Il nuovo documentario Netflix sugli omicidi di Idaho solleva un interrogativo scomodo e persistente: perché Dylan Mortensen e Bethany Funke hanno atteso otto ore prima di allertare le autorità dopo la brutale aggressione che ha causato la morte di quattro studenti universitari? Un ritardo che ha alimentato speculazioni online e interrogativi sulla loro reazione di fronte a un orrore inimmaginabile.

Nuove testimonianze svelano la dinamica scioccante

Il documentario, intitolato The Idaho Murders: College Nightmare, porta alla luce nuove testimonianze, tra cui quelle dell'agente della polizia di Moscow, Anthony Dahlinger, e dei familiari delle vittime. Le loro parole cercano di fare luce sulle motivazioni dietro il ritardo, dipingendo un quadro di shock e traumi profondi che hanno paralizzato le due sopravvissute. Secondo gli inquirenti, l'attacco è avvenuto tra le 4:00 e le 4:20 del mattino del 13 novembre 2022, opera di Bryan Kohberger.

Dylan Mortensen, secondo le sue dichiarazioni alla polizia, si è risvegliata più volte durante la notte sentendo rumori provenienti dal piano di sopra. Ha riferito di aver udito Kaylee Goncalves dire “C’è qualcuno qui”, seguito da pianti provenienti dalla stanza di Xana Kernodle e da una voce maschile che affermava “Va tutto bene, ti aiuto”. Solo allora, trovandosi di fronte a un uomo mascherato, si è rinchiusa nella sua stanza, in uno stato di shock.

Immediatamente dopo aver visto l'uomo, Dylan ha inviato un messaggio a Bethany, esprimendo la sua paura e segnalando la batteria scarica del suo telefono. Le due sono rimaste insieme nella casa, cercando di contattare gli altri coinquilini senza successo. Un altro dettaglio emerso è che Kaylee Goncalves aveva tentato ripetutamente di chiamare il suo ex fidanzato, Jack DuCoeur, nelle ore precedenti, ma senza mai allertare le autorità. Jack, intervistato, ha spiegato che Kaylee lo chiamava spesso quando si sentiva a disagio, come quando camminava da sola di sera.

Il trauma come barriera alla comprensione

Il trauma come barriera alla comprensione

L'agente Dahlinger ha spiegato come lo shock e il trauma possano compromettere il giudizio e le capacità cognitive. “Le persone possono essere in stato di shock, è un’esperienza traumatica. È difficile immaginare di essere in grado di comprendere ciò che è successo”, ha affermato. Kacy Johnston, amica di Xana Kernodle, ha difeso le due sopravvissute, sottolineando che è difficile giudicare le loro azioni in una situazione così sconvolgente.

Le riprese delle bodycam mostrano gli agenti che discutono del racconto di Dylan, con un agente che commenta: “Questa ragazza è fortunata ad essere viva”. I genitori di Kaylee Goncalves hanno chiesto al medico legale se una chiamata immediata al 911 avrebbe potuto salvare la vita della figlia, ricevendo una risposta negativa.

La vicenda, al di là delle speculazioni, evidenzia la complessità della reazione umana di fronte a un evento traumatico di tale portata. Le due giovani donne si sono trovate di fronte a un incubo che ha messo a dura prova la loro capacità di reagire, e la successiva ondata di critiche online ha solo aggravato il loro trauma. La giustizia, intanto, ha condannato Bryan Kohberger, ma le cicatrici lasciate da quella notte rimarranno impensabili.